Tutti i 188 bias ed effetti
Tutto ciò che c’è sulla mappa, raggruppato in base al problema che aiuta il tuo cervello a risolvere e alla scorciatoia che c’è dietro. Scegline uno per vedere esempi e cosa puoi fare.
La maggior parte delle voci sono bias cognitivi. Le etichette segnalano gli effetti di memoria, le fallacie logiche, gli altri nomi di una stessa cosa e le poche voci che non sono affatto bias.
Troppe informazioni
Ai tuoi sensi arriva molto più di quanto potresti mai elaborare. Il tuo cervello filtra senza pietà. Tiene ciò che si ripete, ciò che sorprende, ciò che cambia o ciò in cui credi già, e scarta il resto.
Innesco e ripetizione · 12 biasNotiamo ciò che è già attivo nella memoria o che si ripete spesso
Riceviamo molte più informazioni di quante riusciamo a gestire, così il cervello usa come filtro ciò che è già attivo nella memoria. Quello che abbiamo incontrato di recente, spesso o con un’emozione forte probabilmente conterà di nuovo: metterlo in primo piano fa risparmiare tempo e fatica.
- Euristica della disponibilitàUna scorciatoia mentale con cui giudichiamo quanto qualcosa sia comune o probabile in base alla facilità con cui ci vengono in mente degli esempi. Gli eventi recenti, vividi o carichi di emozione sembrano più frequenti di quanto siano davvero.
- Bias attentivoLa tendenza della nostra attenzione a farsi catturare da ciò che riguarda le preoccupazioni, i desideri o le abitudini del momento, mentre il resto delle informazioni passa inosservato. Ciò su cui ci concentriamo finisce poi per orientare quello che crediamo e decidiamo.
- Effetto di verità illusoriaLa tendenza a credere vera un’affermazione dopo averla sentita più volte. La ripetizione la rende familiare e facile da elaborare, e scambiamo questa facilità per esattezza.
- Effetto di mera esposizioneLa tendenza a preferire qualcosa solo perché l’abbiamo già incontrato. Il contatto ripetuto fa sembrare una cosa sicura e piacevole, anche senza alcuna informazione nuova su di essa.
- Effetto contestomemoriaL’ambiente che ci circonda influenza il modo in cui percepiamo e ricordiamo le cose. La stessa cosa può sembrarci diversa alla vista, al gusto o al tatto in un altro contesto, e i ricordi formati in un luogo possono essere più difficili da richiamare in un altro.
- Oblio dipendente dagli indizimemoriaUn tipo di oblio in cui il ricordo è ancora immagazzinato ma non riusciamo a raggiungerlo, perché mancano gli indizi presenti quando si è formato. Il suggerimento giusto, un odore, un luogo o una parola possono riportarlo a galla all’improvviso. È una caratteristica della memoria più che un bias, ma ci fa credere di aver perso cose che in realtà sappiamo ancora.
- Memoria congruente con l’umoreLa tendenza a richiamare i ricordi in sintonia con ciò che proviamo in questo momento. Quando siamo felici ricordiamo più facilmente gli eventi lieti, e quando siamo giù ricordiamo più facilmente quelli tristi o dolorosi.
- Illusione di frequenzaDopo aver notato qualcosa per la prima volta, cominciamo a vederlo dappertutto e pensiamo che sia diventato più comune. Di solito è solo la nostra attenzione che si è sintonizzata su quella cosa. È chiamata anche fenomeno Baader-Meinhof.
- Fenomeno Baader-Meinhofaltro nomeUn altro nome dell’illusione di frequenza: l’esperienza di imbattersi in qualcosa più e più volte subito dopo averlo scoperto. Lo strano nome viene da un lettore di giornale che in un solo giorno aveva sentito parlare due volte del gruppo Baader-Meinhof, un’organizzazione armata della Germania Ovest.
- Divario di empatiaLa tendenza a sottovalutare quanto stati intensi come fame, stanchezza, rabbia, dolore o desiderio influenzino il comportamento. Quando siamo calmi prevediamo male come agiremo noi, o gli altri, quando queste sensazioni si fanno forti, e lo stesso accade al contrario.
- Bias di omissioneLa tendenza a giudicare le azioni dannose peggiori di omissioni altrettanto dannose. Il danno che deriva dal non fare nulla ci sembra meno colpa nostra, anche quando l’esito è lo stesso o peggiore.
- Fallacia del tasso di baseL’errore di ignorare quanto qualcosa sia comune in generale per concentrarsi sui dettagli specifici di un singolo caso. È una fallacia di ragionamento che ci porta a sopravvalutare i dettagli vividi e a sottovalutare le semplici statistiche.
Ciò che spicca · 6 biasCiò che è bizzarro, buffo, d’impatto visivo o antropomorfo spicca più di ciò che è normale o non fa ridere
Le cose insolite, divertenti, emotive o personali spesso segnalano qualcosa che conta, come una minaccia, un’opportunità o un’informazione su di noi. Dedicare loro più attenzione e un posto più solido nella memoria ci aiuta a imparare in fretta da eventi rari o importanti.
- Effetto bizzarriamemoriaLa tendenza a ricordare meglio il materiale strano o assurdo rispetto a quello ordinario. L’effetto si manifesta soprattutto quando gli elementi bizzarri sono mescolati a quelli normali.
- Effetto umorismomemoriaLa tendenza a ricordare meglio il materiale divertente rispetto a quello che non lo è. L’umorismo cattura l’attenzione e ci spinge a elaborare di più l’informazione, che così resta impressa.
- Effetto Von RestorffmemoriaLa tendenza a ricordare l’unico elemento che si distingue in un gruppo di elementi simili. Ciò che differisce per colore, dimensione, forma o tipo viene notato e ricordato meglio del resto.
- Superiorità delle immaginimemoriaLa tendenza a ricordare le immagini meglio delle parole. Una spiegazione è che un’immagine viene memorizzata sia come figura sia come etichetta, e questo offre alla memoria due strade per ritrovarla.
- Effetto di rilevanza personalememoriaLa tendenza a ricordare meglio le informazioni che ci riguardano. Collegare un fatto alla nostra vita gli dà più significato e più appigli nella memoria.
- Bias di negativitàLa tendenza delle cose negative, come critiche, perdite o pericoli, a colpirci più di quelle positive di pari entità. Gli eventi spiacevoli attirano più attenzione e restano più a lungo nella memoria.
Ciò che cambia · 8 biasNotiamo quando qualcosa è cambiato
I nostri sensi e il nostro giudizio funzionano per confronto. Notare le differenze rispetto a un punto di partenza, o rispetto a ciò che è venuto subito prima, è più rapido ed economico che misurare le cose in termini assoluti, e spesso sono proprio i cambiamenti a segnalare un pericolo o un’opportunità.
- AncoraggioLa tendenza ad affidarci troppo al primo numero o alla prima informazione che vediamo quando formuliamo un giudizio. Le stime successive restano troppo vicine a quel punto di partenza, anche quando è arbitrario.
- ConservatorismoLa tendenza a rivedere troppo poco le nostre convinzioni quando riceviamo nuove prove. Privilegiamo l’opinione che avevamo e la correggiamo appena, anche quando le nuove informazioni dovrebbero cambiarla molto. Il termine non ha nulla a che vedere con la politica.
- Effetto contrastoLa tendenza a giudicare qualcosa migliore o peggiore di quanto sia perché l’abbiamo appena confrontato con qualcosa di molto diverso. Il confronto altera la nostra percezione di dimensioni, prezzo, qualità o attrattiva.
- Bias di distinzioneLa tendenza a vedere due opzioni più diverse quando le guardiamo una accanto all’altra rispetto a quando le viviamo una alla volta. Piccole differenze che nel confronto sembrano enormi spesso non contano nulla nella vita di tutti i giorni.
- Effetto focalizzazioneLa tendenza a dare troppo peso a un solo aspetto di un evento o di una scelta quando prevediamo come andrà o quanto ci renderà felici. Tutto il resto che conta scompare dalla vista.
- Effetto framingLa tendenza a fare scelte diverse a seconda di come vengono presentate le stesse informazioni, per esempio come un guadagno o come una perdita. I fatti restano gli stessi: cambiano solo le parole.
- Illusione monetariaLa tendenza a pensare al denaro in base alla cifra nominale, dimenticando cosa permette davvero di comprare. Trascuriamo l’inflazione e ci sentiamo più ricchi quando riceviamo più euro, anche se i prezzi sono saliti più in fretta.
- Legge di Weber-Fechnernon è un biasUna legge della percezione secondo cui notiamo i cambiamenti in proporzione alla quantità di partenza. Un piccolo cambiamento salta all’occhio su una quantità piccola ma scompare su una grande, e questo influenza anche il modo in cui giudichiamo il denaro e i numeri.
Conferma le idee · 13 biasSiamo attratti dai dettagli che confermano ciò che già crediamo
Avere convinzioni stabili ci permette di agire senza ripensare tutto ogni volta. Privilegiare le informazioni in linea con ciò che già sappiamo è rapido, protegge la sensazione di avere ragione e mantiene stabile e coerente la nostra immagine del mondo.
- Bias di confermaLa tendenza a cercare, interpretare e ricordare le informazioni in modo che confermino ciò che già crediamo. Le prove contrarie alla nostra opinione vengono ignorate, liquidate con qualche spiegazione o dimenticate.
- Bias di congruenzaLa tendenza a mettere alla prova un’idea solo controllando se si verifica il risultato previsto, senza verificare altre spiegazioni che potrebbero produrre lo stesso risultato. È un parente stretto del bias di conferma che si manifesta nel modo in cui facciamo le verifiche.
- Razionalizzazione post-acquistoLa tendenza a convincerci che qualcosa che abbiamo comprato valesse i soldi spesi, soprattutto se era costoso o difettoso. Ne esaltiamo i pregi e minimizziamo i difetti per non sentire di aver commesso un errore.
- Bias a favore della sceltaLa tendenza a ricordare le nostre scelte passate come migliori di quanto fossero. Dell’opzione scelta ricordiamo più aspetti positivi, e di quelle scartate più aspetti negativi.
- Percezione selettivaLa tendenza delle nostre aspettative e convinzioni a plasmare ciò che effettivamente vediamo e sentiamo. Notiamo ciò che si accorda con la nostra visione e filtriamo il resto, spesso senza rendercene conto.
- Effetto aspettativa dell’osservatoreQuando un ricercatore o un osservatore si aspetta un certo risultato, può lanciare senza volerlo dei segnali, come il tono di voce, le pause o le espressioni del viso, che spingono le persone o gli animali studiati verso quel risultato. Lo studio sembra allora dimostrare ciò che l’osservatore sperava.
- Bias dello sperimentatoreLa tendenza dei ricercatori a lasciare che le proprie aspettative influenzino il modo in cui progettano uno studio, raccolgono i dati e interpretano o riferiscono i risultati. Si sovrappone all’effetto aspettativa dell’osservatore, e comprende anche le decisioni che il ricercatore prende per conto suo, come quali dati tenere e quando fermarsi.
- Effetto osservatorenon è un biasIl fatto che osservare qualcosa può modificarlo. Nella vita di tutti i giorni le persone si comportano spesso in modo diverso quando sanno di essere osservate, quindi ciò che vediamo può non rispecchiare il comportamento abituale. Più che un bias è un problema di misurazione, e ci inganna quando dimentichiamo di tenerne conto; un’idea molto vicina è l’effetto Hawthorne.
- Bias di aspettativaLa tendenza a vedere, sentire o misurare ciò che ci aspettiamo e a dubitare delle informazioni che non corrispondono. È strettamente legato al bias dello sperimentatore, e colpisce chiunque affronti una situazione aspettandosi un certo esito.
- Effetto struzzoLa tendenza a evitare le informazioni che temiamo siano negative. Prende il nome dal mito secondo cui gli struzzi nascondono la testa sotto la sabbia: evitare le notizie ci fa stare meglio sul momento, ma lascia crescere i problemi.
- Convalida soggettivaLa tendenza ad accettare un’affermazione come vera o esatta perché per noi ha un significato personale. È strettamente legata all’effetto Barnum, per cui descrizioni vaghe sembrano fatte su misura per noi.
- Effetto di influenza continuataLa tendenza delle informazioni false a condizionare il nostro modo di pensare anche dopo essere state corrette. Magari ricordiamo la smentita, ma la storia originale guida ancora i nostri giudizi.
- Riflesso di SemmelweisIl rifiuto automatico, quasi un riflesso, di nuove prove perché contraddicono convinzioni o pratiche consolidate. Prende il nome da Ignaz Semmelweis, un medico dell’Ottocento che scoprì che lavarsi le mani salvava la vita delle donne che avevano appena partorito: i suoi colleghi respinsero la sua scoperta.
Difetti altrui · 3 biasNotiamo i difetti degli altri più facilmente dei nostri
Vediamo le nostre intenzioni, ragioni e circostanze dall’interno, mentre degli altri vediamo solo le azioni, dall’esterno. Fidarci del nostro punto di vista ci aiuta ad agire con sicurezza e a restare all’erta verso chi potrebbe approfittarsi di noi.
- Punto cieco dei biasLa tendenza a vedere l’effetto dei bias sul giudizio degli altri, mentre consideriamo noi stessi meno influenzati della media. Imparare a conoscere i bias non basta a eliminarlo con certezza.
- Cinismo ingenuoLa tendenza ad aspettarci che gli altri siano più egoisti e di parte di quanto siano davvero, mentre vediamo noi stessi come equi. Leggiamo l’interesse personale nelle azioni altrui anche quando ci sono altre spiegazioni.
- Realismo ingenuoLa convinzione di vedere il mondo in modo oggettivo, così com’è davvero, per cui chi non è d’accordo con noi deve essere disinformato, irrazionale o di parte. Dimentichiamo che anche la nostra visione è plasmata dalle nostre esperienze e dai nostri valori.
Poco significato
Del mondo vedi solo una parte, eppure devi dargli un senso. Il tuo cervello riempie i vuoti con schemi, stereotipi, casi familiari e ipotesi su ciò che pensano gli altri.
Storie e schemi · 13 biasVediamo storie e schemi anche quando i dati sono pochi
I nostri antenati sono sopravvissuti cogliendo gli schemi al volo: un fruscio nell’erba poteva voler dire un predatore, e le nuvole scure annunciavano pioggia. Riempire i vuoti con una storia plausibile ci permette di agire anche con poche informazioni, invece di restare paralizzati. Un cervello che a volte vede uno schema che non c’è perde meno di uno che si lascia sfuggire una minaccia reale.
- ConfabulazioneLa confabulazione avviene quando la mente riempie un vuoto di memoria o di conoscenza con una storia inventata, a cui la persona crede in perfetta buona fede. È un errore di memoria sincero, commesso senza alcuna intenzione di mentire.
- Illusione di raggruppamentoL’illusione di raggruppamento è la tendenza a vedere gruppi o serie significativi in dati che in realtà sono casuali. Il vero caso produce spesso sequenze e addensamenti, e noi li scambiamo per i segni di una causa nascosta.
- Insensibilità all’ampiezza del campioneL’insensibilità all’ampiezza del campione consiste nel giudicare un risultato senza considerare su quanti casi si basa. I gruppi piccoli finiscono agli estremi molto più spesso di quelli grandi, eppure trattiamo i loro risultati come se fossero altrettanto affidabili.
- Trascurare la probabilitàTrascurare la probabilità significa ignorare quanto sia probabile qualcosa quando si decide in condizioni di incertezza. Reagiamo a quanto un esito ci farebbe stare male o bene, e trattiamo le probabilità minime e quelle moderate come se fossero uguali.
- Fallacia aneddoticafallaciaLa fallacia aneddotica consiste nell’usare una storia personale o pochi esempi come prova di un’affermazione generale, ignorando il quadro più ampio dei dati. Un solo caso vivido può sembrare più convincente delle statistiche, soprattutto su temi carichi di emozioni come la salute, anche quando si tratta di un caso insolito.
- Illusione di validitàL’illusione di validità è un eccesso di fiducia in un giudizio quando le informazioni disponibili raccontano una storia ordinata e coerente, anche se in realtà hanno scarso valore predittivo. La sensazione di certezza nasce da quanto la storia fila, e dice poco sulla sua accuratezza.
- Fallacia dell’uomo mascheratofallaciaLa fallacia dell’uomo mascherato è un errore di ragionamento in cui due cose vengono giudicate diverse solo perché su ciascuna credi cose diverse. Prende il nome da questo argomento: so chi è mio padre, non so chi è l’uomo mascherato, quindi l’uomo mascherato non è mio padre.
- Illusione di recenzaL’illusione di recenza consiste nel credere che una parola, un’abitudine o una moda siano nuove quando esistono da molto tempo, solo perché hai cominciato a notarle da poco. È strettamente legata all’illusione di frequenza, per cui qualcosa sembra spuntare ovunque appena lo hai notato.
- Fallacia del giocatoreLa fallacia del giocatore consiste nel credere che un evento casuale sia meno probabile perché è successo spesso di recente, o più probabile perché non succede da un po’. Gli eventi indipendenti, come i lanci di una moneta, non hanno memoria: i risultati passati non cambiano il prossimo.
- Fallacia della mano caldaLa fallacia della mano calda consiste nel credere che chi è in una serie di successi abbia più probabilità di continuare a riuscire, anche quando ogni tentativo è in gran parte indipendente. È l’immagine speculare della fallacia del giocatore, e anche se nello sport qualche vera striscia positiva sembra esistere, una breve serie fortunata viene facilmente scambiata per quella vera.
- Correlazione illusoriaLa correlazione illusoria consiste nel percepire un legame tra due cose che in realtà non sono collegate, o nel vedere un legame più forte di quello che esiste. Succede spesso perché le volte in cui le due cose si presentano insieme restano impresse, mentre le altre vengono dimenticate.
- PareidoliaLa pareidolia consiste nel vedere immagini o sentire suoni significativi, soprattutto volti e voci, in stimoli casuali o vaghi. Nasce da un cervello predisposto a riconoscere i volti in fretta, anche a costo di qualche falso allarme.
- AntropomorfismoL’antropomorfismo consiste nell’attribuire tratti, sentimenti o intenzioni umani ad animali, oggetti o forze della natura. Ci aiuta a entrare in relazione con le cose e a prevederle, ma può ingannarci su come funzionano davvero.
Stereotipi · 12 biasCompletiamo il quadro con stereotipi, generalizzazioni ed esperienze passate
Raramente abbiamo informazioni complete su una persona o una situazione, così il cervello riempie i vuoti con ciò che di solito vale per casi simili. Affidarsi a categorie, regole pratiche e fonti di fiducia fa risparmiare moltissimo tempo e fatica. Per gran parte della storia, seguire il gruppo e fidarsi degli anziani più esperti è stata una scommessa sicura.
- Errore di attribuzione di gruppoL’errore di attribuzione di gruppo consiste nel dare per scontato che i tratti di un membro rispecchino tutto il gruppo, o che la decisione di un gruppo rispecchi ciò che vuole ciascun membro. Tratta il gruppo come se pensasse con una sola testa.
- Errore ultimo di attribuzioneL’errore ultimo di attribuzione consiste nello spiegare le cattive azioni di un gruppo esterno con il carattere dei suoi membri, liquidando invece quelle buone come fortuna o circostanze particolari. Con il nostro gruppo tendiamo a fare il contrario.
- StereotipizzazioneLa stereotipizzazione consiste nell’aspettarsi che una persona abbia certi tratti perché appartiene a un gruppo, senza sapere nient’altro di lei. Gli stereotipi possono essere positivi o negativi, e spesso resistono anche quando una persona chiaramente non ci rientra.
- EssenzialismoL’essenzialismo è la convinzione che le categorie di persone o di cose abbiano un nucleo nascosto e immutabile che le rende ciò che sono. Ci porta a considerare le differenze tra gruppi fisse e naturali, e a trascurare quanto le circostanze le plasmino.
- Fissità funzionaleLa fissità funzionale è l’incapacità di vedere un oggetto come utile per qualcosa di diverso dal suo uso abituale. Blocca le soluzioni creative che usano cose familiari in modi nuovi.
- Effetto credenziale moraleL’effetto credenziale morale, detto anche licenza morale, consiste nel sentirsi più liberi di comportarsi male dopo aver fatto qualcosa di buono o aver dimostrato di essere una brava persona. Le buone azioni passate diventano una specie di credito che sembra giustificare uno scivolone successivo.
- Ipotesi del mondo giustoL’ipotesi del mondo giusto è la convinzione che il mondo sia equo, e che quindi in genere le persone ottengano ciò che si meritano. Ci porta a incolpare le vittime delle loro disgrazie e a pensare che chi ha successo si sia guadagnato tutto ciò che ha.
- Argomento dalla fallaciafallaciaL’argomento dalla fallacia consiste nel concludere che un’affermazione deve essere falsa perché l’argomentazione a suo favore era difettosa. Un cattivo argomento può comunque portare a una conclusione vera.
- Bias di autoritàIl bias di autorità consiste nel dare all’opinione di una figura autorevole più peso di quanto giustifichino le prove, e nel farsi convincere o guidare più facilmente da lei. Può estendersi ad argomenti molto lontani dalla vera competenza di quella persona.
- Bias di automazioneIl bias di automazione consiste nel fidarsi troppo dei suggerimenti dei sistemi automatici, come il navigatore, il correttore ortografico o gli avvisi di un software, anche quando sbagliano. Si può finire per ignorare le informazioni contrarie o smettere di controllare il lavoro della macchina.
- Effetto carrozzoneL’effetto carrozzone consiste nell’adottare una convinzione o un comportamento perché lo fanno molte altre persone. La popolarità comincia a sembrare la prova che qualcosa è giusto o buono.
- Effetto placebonon è un biasL’effetto placebo è un miglioramento reale di come una persona si sente dopo un trattamento inattivo, perché si aspetta che le faccia bene. È più un effetto delle aspettative che un bias, e dimostra che le convinzioni possono influenzare il modo in cui viviamo sintomi come il dolore o la nausea.
Meglio il familiare · 9 biasImmaginiamo migliori le cose e le persone che conosciamo o a cui siamo affezionati
Fidarsi delle persone e delle cose che conosciamo di solito è sicuro, perché la familiarità significa che ci abbiamo già avuto a che fare senza danni. Favorire il proprio gruppo aiutava i nostri antenati a collaborare con le persone da cui dipendevano. Preferire ciò che è vicino e conosciuto ci risparmia anche la fatica di giudicare tutto da zero.
- Omogeneità dell’outgroupL’omogeneità dell’outgroup consiste nel vedere i membri degli altri gruppi tutti uguali, mentre i membri del proprio gruppo ci appaiono come individui diversi tra loro.
- Effetto altra etniaL’effetto altra etnia è la tendenza a riconoscere più facilmente i volti della propria etnia rispetto a quelli di altre etnie. Dipende in parte da quanta esperienza una persona ha avuto con diversi tipi di volti, soprattutto durante l’infanzia, e allenarsi a distinguere quei volti può ridurlo.
- Bias dell’ingroupIl bias dell’ingroup consiste nel favorire i membri del proprio gruppo rispetto agli estranei quando si tratta di fiducia, aiuto, ricompense e giudizi. Può scattare anche con gruppi formati per motivi banali, come un’assegnazione casuale.
- Effetto aloneL’effetto alone consiste nel lasciare che un solo tratto positivo, come la bellezza o il fascino, influenzi l’opinione sugli altri tratti di una persona, anche quando non c’entrano nulla. L’effetto opposto, in cui un solo tratto negativo tinge tutto il resto, viene a volte chiamato effetto alone negativo, o effetto horn.
- Effetto cheerleaderL’effetto cheerleader è la tendenza delle persone a sembrare più attraenti in gruppo che quando le si vede da sole. Una spiegazione è che il cervello fa una media dei volti del gruppo, e i volti «medi» tendono a risultare più gradevoli.
- Effetto positivitàL’effetto positività è la tendenza, che si accentua con l’età, a prestare più attenzione alle informazioni positive che a quelle negative e a ricordarle meglio. Può favorire il benessere, ma può anche portarci a trascurare i segnali d’allarme.
- Sindrome del «non inventato qui»La sindrome del «non inventato qui» consiste nel rifiutare o sottovalutare idee, prodotti o conoscenze perché vengono da fuori della propria squadra, azienda o gruppo. È comune nelle organizzazioni che vanno fiere del proprio lavoro.
- Svalutazione reattivaLa svalutazione reattiva consiste nel dare meno valore a una proposta perché viene da un avversario o da qualcuno che consideri dall’altra parte. La stessa offerta sembra più allettante quando arriva da una fonte neutrale o amica.
- Effetto della strada notaL’effetto della strada nota consiste nel sottovalutare quanto tempo richiedono i percorsi familiari e nel sopravvalutare quello dei percorsi sconosciuti. Un’ipotesi è che i tragitti familiari sembrino più brevi perché richiedono meno attenzione.
Numeri più semplici · 9 biasSemplifichiamo probabilità e numeri per ragionarci più facilmente
Il nostro cervello gestisce bene le quantità piccole e concrete, ma fa fatica con i grandi numeri, le frazioni e le probabilità. Arrotondare, raggruppare ed etichettare ci permette di decidere in fretta senza fare i calcoli. Per la maggior parte delle scelte quotidiane, una risposta approssimativa basta e avanza.
- Contabilità mentaleLa contabilità mentale consiste nel trattare il denaro in modo diverso a seconda della sua provenienza o del «budget» mentale a cui appartiene, anche se ogni euro vale lo stesso. Può aiutare a gestire le spese, ma porta anche a scelte complessivamente sbagliate.
- Appello alla probabilitàfallaciaL’appello alla probabilità è una fallacia logica che considera certa una cosa solo perché è possibile o probabile. Salta da «questo potrebbe succedere» a «questo succederà».
- Bias di normalitàIl bias di normalità consiste nel pensare che, siccome una catastrofe non ti è mai capitata, non capiterà, e nel sottovalutare quanto potrebbe essere grave se succedesse. Può rendere le persone lente a reagire anche ad avvertimenti chiari.
- Legge di Murphynon è un biasLa legge di Murphy è il detto «se qualcosa può andare storto, lo farà». È più un adagio umoristico che un bias, e riflette il modo in cui gli intoppi restano impressi nella memoria mentre le tante volte in cui tutto va bene passano inosservate.
- Bias della somma zeroIl bias della somma zero consiste nel dare per scontato che il guadagno di una persona sia per forza la perdita di un’altra, anche quando entrambe potrebbero trarne vantaggio. Molte situazioni, come il commercio, l’amicizia e l’apprendimento, possono creare valore per tutte le persone coinvolte.
- Bias di sopravvivenzaIl bias di sopravvivenza consiste nel trarre conclusioni solo dalle persone o dalle cose che hanno superato un certo filtro, ignorando quelle che non ce l’hanno fatta. I fallimenti che mancano all’appello contengono spesso le informazioni più importanti.
- Effetto subadditivitàL’effetto subadditività consiste nel giudicare la probabilità di un evento nel suo complesso più bassa della somma delle probabilità delle sue parti. Scomporre un evento in pezzi dettagliati fa sembrare ogni pezzo più probabile, così le parti sommate superano il tutto.
- Effetto taglioL’effetto taglio consiste nell’essere meno propensi a spendere il denaro quando è in banconote di grosso taglio che quando la stessa somma è in banconote piccole o monete. Una volta spicciolata una banconota grande, i soldi sembrano più facili da spendere.
- Numero magico 7±2memoriaIl «magico numero sette, più o meno due» è un’idea classica dello psicologo George Miller: possiamo tenere contemporaneamente nella memoria a breve termine circa sette elementi. Ricerche successive indicano che il limite reale è più vicino a quattro blocchi, e che si tratta di un limite della memoria più che di un bias.
Leggere la mente · 6 biasCrediamo di sapere cosa pensano gli altri
La vita sociale dipende dalla capacità di intuire cosa pensano e provano gli altri. Usare la nostra mente come modello per quella altrui è rapido e spesso più o meno giusto, perché le persone hanno molto in comune. Permetteva ai nostri antenati di prevedere le mosse di amici e rivali senza bisogno di chiedere.
- Illusione di trasparenzaL’illusione di trasparenza consiste nel sopravvalutare quanto chiaramente gli altri riescano a leggere i tuoi pensieri e i tuoi sentimenti. Il tuo stato interiore ti sembra evidente, quindi dai per scontato che si veda anche da fuori.
- Maledizione della conoscenzaLa maledizione della conoscenza è la difficoltà di immaginare come sia non sapere una cosa, una volta che la si sa. Gli esperti spesso spiegano male perché dimenticano ciò che i principianti non sanno ancora.
- Effetto riflettoreL’effetto riflettore consiste nel sopravvalutare quanto gli altri notino il tuo aspetto, i tuoi errori e il tuo comportamento. Siccome sei al centro del tuo mondo, dai per scontato di essere al centro anche di quello degli altri.
- Errore degli incentivi estrinseciL’errore degli incentivi estrinseci consiste nel pensare che gli altri siano mossi soprattutto da ricompense esterne, come i soldi e i benefit, mentre ci si vede mossi da ricompense interiori, come imparare e dare un senso a ciò che si fa.
- Illusione di agentività esternaL’illusione di agentività esterna consiste nel credere che una preferenza o una sensazione positiva che hai creato tu sia stata causata da una saggia forza esterna, come il destino, un esperto o una guida. Le persone sottovalutano quanto la propria mente si adatti per trarre il meglio da una situazione.
- Illusione di comprensione asimmetricaL’illusione di comprensione asimmetrica consiste nel credere di capire gli altri meglio di quanto loro capiscano te. Vale anche per i gruppi: ciascuna parte pensa di leggere dentro l’altra, mentre si sente fraintesa.
Proiettarsi · 14 biasProiettiamo sul passato e sul futuro la mentalità e le convinzioni di oggi
Immaginare il passato e il futuro è difficile, quindi il cervello usa il presente come modello. Pensare che le cose resteranno più o meno come sono adesso è una guida rapida e di solito funziona. Dare un senso agli eventi a posteriori ci aiuta anche a trarne lezioni e a sentirci padroni della situazione.
- Bias di autocoerenzaIl bias di autocoerenza consiste nel ricordare i propri atteggiamenti e comportamenti passati più simili a quelli attuali di quanto fossero davvero. Riscriviamo in silenzio la nostra storia, così da sembrare sempre uguali a noi stessi.
- Bias dell’autocontrolloIl bias dell’autocontrollo consiste nel sopravvalutare la propria capacità di resistere alle tentazioni. Chi crede di avere un forte autocontrollo si mette più spesso in situazioni a rischio, e poi cede.
- Bias di proiezioneIl bias di proiezione consiste nel sopravvalutare quanto il tuo io futuro condividerà i gusti, i sentimenti e i bisogni di quello attuale. Può anche voler dire dare per scontato che gli altri condividano il tuo stato d’animo del momento.
- Bias pro-innovazioneIl bias pro-innovazione è la convinzione che una nuova tecnologia o idea vada adottata su larga scala, senza esaminarne i limiti o gli svantaggi. Chi la sostiene ne sopravvaluta l’utilità e ne sottovaluta i problemi.
- Bias del risparmio di tempoIl bias del risparmio di tempo consiste nel valutare male quanto tempo si risparmia andando più veloci. Le persone sopravvalutano il tempo guadagnato quando accelerano partendo da una velocità già alta, e lo sottovalutano quando accelerano partendo da una velocità bassa.
- Fallacia della pianificazioneLa fallacia della pianificazione consiste nel sottovalutare quanto tempo richiederà un compito, e spesso quanto costerà, anche quando compiti simili in passato hanno sforato. Immaginiamo il percorso liscio, quello in cui tutto va per il meglio, e dimentichiamo i ritardi.
- Bias di pessimismoIl bias di pessimismo consiste nel sopravvalutare la probabilità che ti capitino cose brutte. È l’opposto del bias di ottimismo ed è più comune nelle persone depresse o ansiose.
- Bias d’impattoIl bias d’impatto consiste nel sopravvalutare quanto intensamente e quanto a lungo gli eventi futuri influenzeranno le tue emozioni. Le persone si adattano alle notizie belle e brutte più in fretta di quanto si aspettino.
- DeclinismoIl declinismo è la convinzione che una società o un’istituzione stia peggiorando costantemente. Nasce spesso dal confronto tra un ricordo affettuoso del passato e i problemi del presente.
- Fortuna moralenon è un biasLa fortuna morale consiste nel giudicare le persone più o meno colpevoli in base a esiti che non dipendevano da loro. Due persone possono fare la stessa scelta, eppure condanniamo molto più duramente quella a cui la scelta è andata male per caso.
- Bias dell’esitoIl bias dell’esito consiste nel giudicare una decisione da come è andata a finire, invece che da quanto era sensata nel momento in cui è stata presa. Una decisione sbagliata può andare bene per fortuna, e una decisione giusta può fallire.
- Bias del senno di poiIl bias del senno di poi è la sensazione, dopo che qualcosa è successo, di aver saputo fin dall’inizio che sarebbe andata così. Una volta noto il risultato, ci sembra molto più prevedibile di quanto fosse davvero.
- Retrospettiva roseaLa retrospettiva rosea consiste nel ricordare gli eventi passati come più piacevoli di come li hai vissuti al momento. I piccoli fastidi svaniscono dalla memoria, mentre i bei momenti restano.
- Effetto telescopioL’effetto telescopio consiste nel collocare male gli eventi nel tempo, così che quelli lontani sembrano più recenti di quanto fossero e quelli recenti sembrano più lontani. È un errore di memoria che può falsare i sondaggi e le cronologie personali.
Agire in fretta
Raramente hai il tempo o le informazioni per avere certezze, e anche aspettare ha un costo. Il tuo cervello ti dà più sicurezza, preferisce ciò che è vicino e semplice, e si aggrappa a ciò che hai già iniziato.
Fiducia per agire · 21 biasPer agire, dobbiamo essere sicuri di poter incidere e sentire che ciò che facciamo è importante
Per fare qualsiasi cosa, dobbiamo credere almeno un po’ che le nostre scelte contino e che riusciremo a portarle a termine. Un pizzico di sicurezza in più ci mette in moto, ci fa ripartire dopo gli insuccessi e protegge la nostra autostima e il nostro posto nel gruppo.
- Eccesso di fiduciaLa fiducia nei nostri giudizi è spesso superiore alla loro reale accuratezza. Ci sentiamo più sicuri di quanto giustifichino i risultati che abbiamo ottenuto finora.
- Bias di desiderabilità socialeLa tendenza a mostrarci sotto una luce favorevole, esagerando i comportamenti virtuosi e minimizzando quelli scorretti. Si nota soprattutto nei sondaggi, nelle interviste e ogni volta che raccontiamo qualcosa di noi.
- Effetto terza personaLa convinzione che i messaggi dei media, la pubblicità e la propaganda influenzino gli altri più di quanto influenzino noi.
- Effetto falso consensoLa tendenza a sopravvalutare quante persone condividano le nostre opinioni, abitudini e valori. Diamo per scontato che il nostro punto di vista sia quello normale.
- Effetto difficile-facileLa tendenza a essere troppo sicuri di noi nei compiti difficili e troppo poco in quelli facili. La sensazione di come ce la siamo cavata non tiene abbastanza conto di quanto il compito fosse davvero difficile.
- Effetto Lake Wobegonaltro nomeLa tendenza della maggior parte dei membri di un gruppo a giudicarsi sopra la media del gruppo, cosa che non può essere vera per tutti. Prende il nome da una cittadina immaginaria in cui «tutti i bambini sono sopra la media», ed è un altro nome della superiorità illusoria.
- Effetto Dunning-KrugerChi ha poca competenza in un campo tende a sopravvalutare le proprie capacità, mentre i più bravi spesso sottovalutano il proprio livello rispetto agli altri. Secondo Dunning e Kruger, i principianti non vedono i propri errori perché per riconoscerli servono le stesse conoscenze che servono per evitarli.
- Bias egocentricoLa tendenza ad affidarci troppo al nostro punto di vista, fino a ricordare il ruolo che abbiamo avuto in vicende condivise come più importante o migliore di quanto sia stato.
- Bias di ottimismoLa tendenza a credere di avere meno probabilità degli altri di subire eventi negativi, come malattie, incidenti o un divorzio, e più probabilità di godere di quelli positivi.
- Effetto Foreraltro nomeLa tendenza a giudicare molto accurate, proprio per noi, descrizioni della personalità vaghe e generiche. Prende il nome dallo psicologo Bertram Forer, che lo dimostrò con un test di personalità, ed è un altro nome dell’effetto Barnum.
- Effetto BarnumAccettiamo come una descrizione precisa di noi stessi affermazioni vaghe che potrebbero valere per quasi chiunque. Chiamato anche effetto Forer, prende il nome dall’impresario dello spettacolo P.T. Barnum e dall’idea di offrire «qualcosa per tutti».
- Bias di autoindulgenzaL’abitudine di prenderci il merito dei successi e di dare la colpa dei fallimenti a fattori esterni. Protegge la nostra autostima.
- Bias attore-osservatoreLa tendenza a spiegare le nostre azioni con la situazione e quelle degli altri con il loro carattere. È strettamente legato all’errore fondamentale di attribuzione.
- Illusione di controlloLa tendenza a credere di poter influenzare risultati che in realtà non dipendono da noi, come gli eventi dovuti al caso.
- Superiorità illusoriaLa tendenza a sopravvalutare le nostre qualità e capacità rispetto a quelle degli altri. L’effetto Lake Wobegon ne è un altro nome.
- Errore fondamentale di attribuzioneLa tendenza a spiegare il comportamento degli altri con la loro personalità, sottovalutando la situazione in cui si trovano.
- Ipotesi dell’attribuzione difensivaLa tendenza ad attribuire le colpe in modo da non sentirci esposti al rischio di subire, o di causare, lo stesso danno. Più l’esito è grave, più incolpiamo chi ne è responsabile; e incolpiamo meno una vittima quando ci somiglia.
- Bias di attribuzione dei trattiLa tendenza a vederci flessibili e mutevoli nella personalità, nell’umore e nel comportamento, mentre vediamo gli altri come rigidi e prevedibili.
- Giustificazione dello sforzoLa tendenza a dare più valore a un risultato perché ci è costato fatica o sofferenza. Attenua il disagio di pensare che quello sforzo possa essere stato inutile.
- Compensazione del rischionon è un biasLa tendenza a correre più rischi quando ci sentiamo più al sicuro e a essere più prudenti quando ci sentiamo più in pericolo. In questo modo le misure di sicurezza possono perdere parte del loro beneficio.
- Effetto Peltzmanaltro nomeUn altro nome della compensazione del rischio, usato spesso per norme e regolamenti sulla sicurezza: quando una legge rende un’attività più sicura, le persone possono diventare meno prudenti e annullare una parte del vantaggio. Prende il nome dall’economista Sam Peltzman.
Il qui e ora · 3 biasPer restare concentrati, privilegiamo ciò che è immediato e ci tocca da vicino
Attenzione ed energie sono limitate, quindi il cervello dà la precedenza a ciò che è qui, adesso e ci riguarda personalmente. Ciò che vediamo con chiarezza o riusciamo a immaginare nei dettagli ci sembra più reale e urgente di ciò che è lontano o astratto. Reagire in fretta alla ricompensa o alla minaccia che avevamo davanti spesso contava più che pianificare un futuro lontano.
- Sconto iperbolicoLa tendenza a preferire nettamente ricompense più piccole subito a ricompense più grandi in futuro, con un’attrazione per l’«adesso» che cresce bruscamente man mano che la ricompensa si avvicina. Spiega perché facciamo piani sensati per il futuro e poi li abbandoniamo quando arriva il momento.
- Appello alla novitàfallaciaUn errore di ragionamento per cui diamo per scontato che un’idea, un prodotto o un metodo sia migliore solo perché è nuovo. È l’immagine speculare del credere che il vecchio modo sia il migliore perché è tradizionale.
- Effetto vittima identificabileLa tendenza a commuoverci di più, e a donare di più, per una persona precisa con un nome e un volto che per un grande gruppo di persone anonime con lo stesso bisogno.
Portare a termine · 13 biasPer portare a termine le cose, tendiamo a completare ciò in cui abbiamo investito tempo ed energie
Finire ciò che iniziamo di solito è una buona strategia: un cervello che mollasse a ogni ostacolo non concluderebbe mai nulla. Dare valore a ciò che già abbiamo, a ciò che abbiamo costruito e a ciò per cui abbiamo faticato ci mantiene motivati e protegge le nostre risorse. Perdere ciò che abbiamo può far più male di quanto ci faccia bene un guadagno equivalente, quindi essere cauti con le perdite spesso ha senso.
- Fallacia dei costi irrecuperabiliLa tendenza a portare avanti qualcosa per il tempo, il denaro o la fatica già spesi, anche quando continuare costa più di quanto renda. I costi passati non si possono recuperare, quindi non dovrebbero guidare le scelte future.
- Escalation irrazionalealtro nomeLa tendenza a continuare ad aumentare l’investimento in una decisione perdente per giustificare ciò che ci abbiamo già messo, spesso in un contesto competitivo. È un altro nome dell’escalation dell’impegno ed è strettamente legata alla fallacia dei costi irrecuperabili.
- Escalation dell’impegnoPersone e organizzazioni continuano a sostenere una strada fallimentare perché ci si sono già impegnate, spesso per non ammettere un errore. È nota anche come escalation irrazionale ed è strettamente legata alla fallacia dei costi irrecuperabili.
- Effetto generazionememoriaUn effetto di memoria: ricordiamo meglio un’informazione quando la produciamo noi stessi che quando ci limitiamo a leggerla o ascoltarla. Aiuta ad apprendere, ed è uno dei motivi per cui ricordiamo meglio le nostre idee che quelle altrui.
- Avversione alla perditaLa tendenza a sentire il dolore di una perdita più intensamente del piacere di un guadagno dello stesso valore. Perdere 50 € di solito brucia più di quanto ci rallegri trovarne 50.
- Effetto IKEALa tendenza a dare più valore alle cose che abbiamo contribuito a costruire o a creare, anche quando il risultato è imperfetto. Prende il nome dalla catena di arredamento i cui mobili vanno montati da chi li compra.
- Bias dell’unitàLa tendenza a considerare una porzione, una razione o un singolo pezzo come la quantità giusta da finire, qualunque sia la sua dimensione. Tendiamo a finire la confezione che abbiamo davanti, qualunque essa sia.
- Bias del rischio zeroLa tendenza a preferire l’eliminazione completa di un rischio piccolo a una riduzione più ampia di un rischio più grande. Eliminare un pericolo ci sembra meglio che ridurlo, anche quando ridurlo aiuta di più.
- Effetto disposizioneLa tendenza a vendere troppo presto ciò che è salito di valore e a tenere troppo a lungo ciò che è sceso, sperando di tornare in pari.
- Effetto pseudocertezzaLa tendenza a considerare certo un esito che lo è solo all’interno di una fase di una situazione a più fasi. Sopravvalutiamo le opzioni che eliminano il rischio in un passaggio, anche quando il risultato complessivo resta incerto.
- Effetto difficoltà di elaborazionememoriaUn effetto di memoria: tendiamo a ricordare meglio le informazioni che ci costano più fatica da capire, perché ci riflettiamo più a fondo. Aiuta ad apprendere, ma può anche fissarci in mente i dettagli più sudati, pure quando non sono i più importanti.
- Effetto dotazioneLa tendenza a dare più valore a qualcosa solo perché è nostro. Spesso chiediamo molto di più per cedere un oggetto di quanto pagheremmo per comprarlo.
- Effetto boomerangLa tendenza di alcune persone, davanti a prove contrarie a una convinzione a cui tengono molto, ad aggrapparsi a quella convinzione ancora più saldamente. Studi successivi e più ampi hanno scoperto che è raro: le correzioni di solito spostano le persone almeno un po’ verso i fatti, anche sui temi più accesi.
Autonomia e status · 6 biasPer evitare errori, cerchiamo di preservare l’autonomia e lo status nel gruppo, ed evitiamo le decisioni irreversibili
Conservare la libertà di scelta e la nostra posizione nel gruppo ci protegge dal rischio di essere sfruttati o messi da parte. Restare fedeli a ciò che già funziona, ed evitare scelte che non si possono annullare, limita i danni di una decisione sbagliata. Queste abitudini probabilmente aiutavano a cavarsela nei piccoli gruppi, dove perdere status o commettere un errore costoso poteva avere conseguenze gravi.
- Giustificazione del sistemaLa tendenza a difendere e giustificare l’ordine sociale, economico o politico esistente, anche quando va contro i nostri interessi. Fa sembrare giusto e naturale il sistema attuale.
- Psicologia inversanon è un biasUna tattica di persuasione in cui qualcuno sostiene il contrario di ciò che vuole, contando sulla reazione contraria dell’altra persona, che finirà per fare proprio ciò che si voleva. Funziona perché scatena la reattanza, e ci condiziona di più quando non ce ne accorgiamo.
- Reattanzanon è un biasL’impulso a fare il contrario di ciò che qualcuno vuole quando sentiamo minacciata la nostra libertà di scelta. Più forte è la spinta, più forte è la resistenza.
- Effetto escaLa tendenza a cambiare la scelta tra due opzioni quando se ne aggiunge una terza, chiaramente peggiore. L’opzione aggiunta fa sembrare migliore, per confronto, una delle due iniziali.
- Bias del confronto socialeLa tendenza a provare antipatia o rivalità verso chi ci sembra migliore di noi in qualche aspetto, che può spingerci a ostacolarlo. Si manifesta spesso nelle decisioni su assunzioni e promozioni.
- Bias dello status quoLa preferenza per lasciare le cose come stanno, anche quando un cambiamento sarebbe meglio. La situazione attuale diventa il punto di riferimento, e ogni cambiamento sembra un rischio.
Semplice e completo · 10 biasPreferiamo le opzioni che sembrano semplici e le informazioni complete alle opzioni complesse e ambigue
Le opzioni semplici e chiare si capiscono più in fretta e sono più facili da mettere in pratica, e quando il tempo stringe questa rapidità conta. Probabilità note e informazioni complete ci sembrano più sicure perché ci permettono di prevedere cosa succederà. Preferire l’opzione chiara spesso ci risparmia fatica che sprecheremmo su rompicapi senza soluzione.
- Avversione all’ambiguitàLa tendenza a evitare le opzioni in cui le probabilità di un buon esito sono sconosciute e a scegliere invece quelle con probabilità note, anche quando l’opzione sconosciuta potrebbe essere migliore.
- Bias dell’informazioneLa tendenza a cercare altre informazioni anche quando non possono cambiare ciò che faremo. I dati in più possono sembrare un passo avanti, mentre si limitano a rimandare la decisione.
- Bias di credenzaLa tendenza a giudicare un argomento in base al fatto che ne condividiamo la conclusione, invece che in base alla solidità del ragionamento. Un argomento debole sembra forte se la sua conclusione ci pare credibile.
- Effetto rima-ragioneLa tendenza a giudicare un’affermazione più precisa o più vera quando fa rima. Il suono la rende più facile da elaborare, e quella facilità ci sembra verità.
- Effetto tettoia per bicialtro nomeLa tendenza dei gruppi a dedicare molto tempo a dettagli piccoli e facili da capire, mentre sbrigano in fretta le questioni complesse e importanti. È un altro nome della legge della banalità, e viene dall’esempio di un comitato che discute a lungo della tettoia per le biciclette e approva in un attimo una centrale nucleare.
- Legge della banalitànon è un biasUn’osservazione di C. Northcote Parkinson: i gruppi dedicano troppo tempo alle questioni banali e troppo poco a quelle grandi e complesse, tanto che il tempo speso su un punto può diminuire man mano che il suo costo aumenta. È chiamata anche effetto tettoia per bici.
- Effetto DelmoreLa tendenza a fissare obiettivi chiari e dettagliati per i compiti meno importanti, lasciando vaghi quelli che contano di più. Gli obiettivi grandi sono difficili e scomodi da definire, così ci teniamo occupati con quelli facili.
- Fallacia della congiunzioneL’errore di giudicare una combinazione specifica di eventi più probabile di uno solo di quegli eventi. Aggiungere dettagli rende una storia più credibile, ma la rende anche meno probabile.
- Rasoio di Occamnon è un biasUn principio per risolvere i problemi secondo cui, tra più spiegazioni in competizione, di solito va preferita quella con meno assunzioni. È una regola pratica utile, ma affidarcisi troppo ci porta a preferire una spiegazione semplice anche quando le prove indicano una più complessa.
- Effetto «meno è meglio»Un’inversione delle preferenze: se la giudichiamo da sola, preferiamo l’opzione più piccola o più economica, ma se confrontiamo le due fianco a fianco vince quella più grande o migliore. Senza un termine di paragone, ci basiamo su indizi facili, come quanto una cosa sembra piena o completa.
Cosa ricordare?
Non puoi ricordare tutto, così la memoria tiene ciò che sembra utile per il futuro. Il tuo cervello conserva generalizzazioni, picchi e finali, e poi ritocca i dettagli senza che te ne accorga.
Ricordi ritoccati · 6 biasRitocchiamo e rafforziamo alcuni ricordi a posteriori
La memoria si ricostruisce ogni volta che ricordiamo qualcosa, e questo ci permette di aggiornare ciò che sappiamo con informazioni nuove. Ripensare a un ricordo, inoltre, lo rafforza: così le cose a cui torniamo spesso diventano le più facili da richiamare. In questo modo le nostre conoscenze restano aggiornate senza dover conservare ogni versione di ogni evento.
- Errata attribuzione dei ricordiRicordiamo bene un’informazione o un volto, ma lo colleghiamo alla fonte, al momento o al luogo sbagliati. È un termine generale che comprende la confusione della fonte, la criptomnesia e alcuni falsi ricordi.
- Confusione della fonteConfondiamo l’origine di un ricordo: per esempio scambiamo qualcosa che ci hanno raccontato, che abbiamo letto o che abbiamo immaginato per qualcosa che abbiamo vissuto in prima persona. È un tipo specifico di errata attribuzione dei ricordi.
- CriptomnesiaUn ricordo dimenticato torna alla mente senza sembrare un ricordo, così lo scambi per un’idea nuova e tua. È una forma di errata attribuzione dei ricordi e può portare a copiare senza volerlo.
- Falso ricordoRicordiamo un evento mai accaduto, oppure ricordiamo un evento reale in modo molto diverso da come è andato. I falsi ricordi possono sembrare vividi e certi quanto quelli veri.
- SuggestionabilitàLa tendenza ad assorbire idee suggerite da altri, come gli indizi nascosti nelle domande suggestive, e poi a ricordarle come parte di ciò che è successo davvero. I bambini piccoli sono particolarmente esposti.
- Effetto spaziaturamemoriaRicordiamo meglio e più a lungo le informazioni quando le studiamo in più sessioni brevi distribuite nel tempo, invece di concentrare lo stesso studio in un’unica maratona. È un effetto di memoria utile.
Generalizzazioni · 6 biasScartiamo i particolari per generalizzare
Non potremmo mai conservare i dettagli di tutte le persone che incontriamo e di tutto ciò che ci succede, così il cervello riduce l’esperienza a categorie e riassunti approssimativi. Grazie a questi possiamo fare ipotesi rapide e con poco sforzo su persone e situazioni nuove. Anche aggrapparci alle brutte esperienze, lasciando che il vecchio dolore si attenui, ci ha aiutato a imparare dal pericolo senza esserne schiacciati.
- Associazioni impliciteCollegamenti automatici nella memoria tra due idee, come un marchio e una sensazione o un gruppo e un tratto, che plasmano le nostre reazioni immediate senza che ce ne accorgiamo. Possono non coincidere con le opinioni che sosteniamo consapevolmente, e i ricercatori spesso li misurano dalla velocità con cui le persone abbinano parole o immagini.
- Stereotipi implicitiConvinzioni inconsapevoli che legano un gruppo sociale a certi tratti e orientano il modo in cui giudichiamo le singole persone di quel gruppo. Sono un tipo di associazione implicita e possono scontrarsi con le opinioni imparziali che sosteniamo apertamente.
- Bias stereotipicoLa memoria scivola verso gli stereotipi: ricordiamo i dettagli che corrispondono a ciò che ci aspettiamo da un gruppo e dimentichiamo o modifichiamo quelli che non vi corrispondono.
- PregiudizioUn giudizio o un sentimento già formato in partenza, di solito negativo, verso una persona solo perché appartiene a un gruppo, per esempio per origine etnica, religione, genere, età o nazionalità. Condiziona ciò che notiamo e ricordiamo dei membri di quel gruppo e il modo in cui li trattiamo.
- Bias di negativitàLe esperienze e le informazioni negative pesano su di noi più di quelle positive della stessa entità. Nella memoria, gli eventi spiacevoli tendono a restare impressi con più forza e più dettagli di quelli piacevoli.
- Sbiadimento delle emozioniCol tempo, le emozioni legate ai ricordi spiacevoli svaniscono più in fretta di quelle legate ai ricordi piacevoli. Questo ci aiuta a far fronte alle difficoltà e ad andare avanti, ma può far sembrare i momenti duri del passato più lievi di quanto siano stati davvero.
L’essenziale · 13 biasRiduciamo eventi ed elenchi all’essenziale
Non possiamo tenere a mente ogni momento di un’esperienza né ogni voce di un elenco. Il cervello conserva pochi elementi di spicco, come il momento più intenso, la fine o le prime e le ultime voci, e lascia che rappresentino il tutto. Così i ricordi restano compatti e veloci da usare.
- Regola del picco e della fineGiudichiamo un’esperienza passata soprattutto in base a ciò che abbiamo provato nel momento più intenso e alla fine. La media di tutti gli altri momenti conta molto meno.
- Livellamento e accentuazioneDue modi in cui un ricordo cambia quando lo richiamiamo e lo raccontiamo di nuovo: il livellamento elimina o attenua i dettagli, mentre l’accentuazione ne sceglie alcuni e li fa risaltare di più. Col tempo, le storie diventano più semplici e più drammatiche.
- Effetto disinformazioneIl ricordo di un evento diventa meno preciso quando in seguito riceviamo informazioni fuorvianti su di esso, come notizie, racconti di altre persone o il modo in cui è formulata una domanda. I nuovi dettagli si mescolano al ricordo originale senza che ce ne accorgiamo.
- Trascurare la durataQuando giudichiamo quanto è stata bella o brutta un’esperienza, diamo poco peso a quanto è durata. Va di pari passo con la regola del picco e della fine.
- Effetto del richiamo serialememoriaLe regolarità che compaiono quando cerchiamo di ricordare una sequenza nel suo ordine originale: i primi elementi tornano in mente in modo più affidabile, e la maggior parte degli errori sono scambi tra elementi vicini. È strettamente legato all’effetto posizione seriale.
- Effetto lunghezza della listamemoriaPiù un elenco è lungo, più piccola è la percentuale delle voci che ricordiamo, anche se in totale potremmo ricordarne qualcuna in più.
- Effetto modalitàmemoriaLe ultime voci di un elenco si ricordano meglio quando le sentiamo pronunciare che quando le leggiamo. L’ascolto dà alla fine dell’elenco una spinta in più nella memoria a breve termine.
- Inibizione della memoriamemoriaLa capacità della mente di frenare i ricordi irrilevanti o in competizione tra loro, così da concentrarci su quello che ci serve. Un effetto collaterale è che richiamare alcuni elementi può rendere più difficile, in seguito, raggiungere quelli collegati.
- Effetto suggerimento parzialememoriaQuando qualcuno ci ricorda alcuni elementi di un insieme, può diventare più difficile richiamare il resto. Gli indizi sembrano attirare la memoria verso gli elementi forniti e allontanarla da quelli mancanti.
- Effetto primacymemoriaI primi elementi di un elenco o di una sequenza si ricordano meglio di quelli centrali, in parte perché ricevono più attenzione e più ripasso mentale. Le informazioni che arrivano per prime possono anche influenzare il modo in cui giudichiamo ciò che segue.
- Effetto recencymemoriaGli ultimi elementi di un elenco o di una sequenza si ricordano meglio di quelli centrali, di solito perché sono ancora freschi nella memoria a breve termine. Anche gli eventi recenti possono pesare troppo nei nostri giudizi.
- Effetto posizione serialememoriaL’andamento generale per cui ricordiamo meglio i primi e gli ultimi elementi di un elenco e peggio quelli centrali. Unisce l’effetto primacy e l’effetto recency.
- Effetto suffissomemoriaQuando subito dopo un elenco detto a voce arriva una parola in più, irrilevante e anch’essa pronunciata, ricordiamo peggio le ultime voci dell’elenco. L’aggiunta scalza gli elementi finali dalla nostra memoria a breve termine per i suoni del linguaggio, mentre un bip o un ronzio ha poco effetto.
Come lo memorizziamo · 6 biasConserviamo i ricordi in modo diverso a seconda di come li abbiamo vissuti
Attenzione e memoria sono limitate, così il cervello conserva di più ciò su cui riflettiamo a fondo, che usiamo attivamente o che pensiamo ci servirà, e di meno ciò che abbiamo notato a malapena o che sappiamo di poter cercare. In questo modo la nostra memoria limitata va dove rende di più.
- Effetto livelli di elaborazionememoriaLe informazioni su cui riflettiamo in modo profondo, cercandone il significato, si ricordano meglio di quelle che elaboriamo solo in superficie, come l’aspetto o il suono di una parola. È un effetto di memoria utile.
- Effetto testmemoriaTirare fuori un’informazione dalla memoria, come in un quiz, la fissa meglio che passare lo stesso tempo a rileggerla. È un effetto utile che chi studia può sfruttare di proposito.
- DistrazionememoriaVuoti di memoria che si verificano perché non stavamo prestando attenzione quando qualcosa è accaduto, quindi non è mai stato memorizzato bene. Si presentano spesso quando agiamo col pilota automatico o dividiamo l’attenzione tra più attività.
- Effetto del prossimo a parlarememoriaQuando le persone parlano a turno in un ordine stabilito, tendiamo a dimenticare ciò che ha detto chi ha parlato subito prima di noi, perché siamo occupati a preparare le nostre parole.
- Fenomeno della punta della linguamemoriaLa sensazione frustrante di sapere per certo una parola o un nome e di non riuscire a tirarlo fuori. Spesso ne ricordi la prima lettera, la lunghezza o una parola dal suono simile.
- Effetto GooglememoriaTendiamo a dimenticare le informazioni che sappiamo di poter trovare facilmente online e a ricordare invece dove trovarle. Si chiama anche amnesia digitale.